Perché la vita non è una storiella
Come promesso, eccomi qui.
Riprendendo dalle ultime righe del post precedente, ecco a voi, chiaro e tondo il mio pensiero.
Si riassume molto stringatamente in “perché la vita non è una storiella“. Proprio così.
Filosofeggiando e filosofeggiando, pensando e rimurginando, si arriva ad un punto, come in tutte le cose che richiedono fatica, che sorge il dubbio, la domanda; serpeggia il Re delle famose quattro W.
WHY?
Perché continui a pensare? Tanto sai benissimo che non andrà così.
Tanto le probabilità che ci sia una piccola variazione che manda tutto il progetto in fumo sono innumverevoli.
Perché?
La filosofia -penso di aver compreso- tenta di spiegare ma di certo non insegna.
La caduta, l’errore, quello sì che insegna.
Filosofia è bisogno di sicurezza: è la scienza dell’uomo; trovare la certezza, la costante chiave della complessa formula per prevedere o scegliere nella vita. Inutile dire che questo è impossibile.
Quindi a cosa serve?
Mah, forse per millantare sicurezza. O forse ancora per quel senso dell’uomo che, costrettovi tenta di aprire muri con la fronte.
Penso sia soggettivo, e non ho voglia in questa sede di addentrarmi troppo nel caso.
Perciò, dimostrato che in queste pagine non potrò ottenere nulla di significativamente utile, quello che farà il mio omonimo scalatore è
vivere.
Semplicemente.
Lotterà perché è quello che gli da un senso.
Cadrà?
Speriamo non si rompa la testa (ancora).





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