Pillole, o meglio, capsule

Oggi, la nostra Chiara, in un suo post, elenca una serie di perplessità che l’affliggono.
Io, con tutto rispetto, non vi trovo tutto quel mistero e incomprensibilità dietro alcune delle sue posizioni.

A dispetto di quanto sembri questo post mi ha stupito: è meno freddo e più utile di molti altri, specialmodo per il lettore attento.
Tali quesiti hanno provocato in me il prendere una posizione e riflettere ancora su questi temi che non prendono mai il tempo che dovrebbero.

Si pensa che l’isolamento sia una cosa negativa?
L’isolamento non è tristezza, ma solo una condizione in cui l’aspettativa di felicità è puittosto bassa, e se anche v’è, è solo fugace e passionale; questo perché il vero apice della felicità stessa si può ottenere solo condividendo la propria gioia con il prossimo, altrimenti la stessa prima o poi, si esaurisce e muore in noi.

Il collegamento solitudine-tristezza dunque è lo step sucessivo e automatico, in quanto mi sembra leggitimo rattristrarsi per essere in una condizione che si sa benissimo essere limitata: vivere da soli è un po’ come vivere a metà. O anche meno, metà è tanto.

Si collega il silenzio alla tristezza?

Il silenzio poi, a ragion veduta di quanto detto prima, è l’espressione della volontà di isolarsi.
Ma non solo, non rispondendo a qualcuno di caro che ci interpella facciamo molto danno anche a lui!
Lo isoliamo a sua volta (contro la sua volontà!), poiché in quel momento il suo sentiero prevedeva la nostra interazione.
Non fornendogliela, gli chiudiamo la via e lo isoliamo.
Ecco quindi che ricollegandosi a quanto detto sull’isolamento, alla fine dei giochi, silenzio è anche tristezza. Per noi, ma soprattutto, per chi dipende da noi.

Si presume che parlare=sentirsi a proprio agio?
Si confonde riservatezza con timidezza?

Perché la superficialità ormai è così diffusa che quasi si compra insieme al pane dal fornaio?
Entrambe le associazioni  sono vere fino al punto in cui si osserva solo il prodotto finale di queste azioni, senza analizzare lo scopo delle stesse.

Ci si ostina a pretendere che siamo tutti uguali?

E chi lo dice? Vallo a chiedere a Bossi o a un altro(/a) dei capoccia che si vorrebbero sedere alla destra (e qua ci sarebbe da ridere lungamente), nella camera.
Ciò che la domanda propone comunque è buona, per quel che riguarda me, è in parte vera e in parte falsa:

siamo tutti uguali, ma anche no.
Dipende sempre sotto che punto di vista ragioniamo.

Scrivo su un blog?

Non so te Chiara, ma io questo blog l’ho iniziato già con il concetto che prima o poi, io stesso, mi fermerò di scriverlo e lo leggerò, partendo dall’inizio, ridendo, piangendo, sospirando i bei e cattivi momenti, errori e giovinezza avuti in passato.
Un po’ come un album fotografico della mia vita, ma senza le foto.
Come potrei fotografare i miei pensieri e sentimenti?

Si prova invidia?

Perché spesso la ragione per cui il nostro vicino ottiene strade apparentemente più favorevoli è all’occhio umano sconosciuta, e spesso la si interpreta come casualità.
Questo non succede sotto un occhio cristiano, ovviamente.

Si fa del male? (si FA, non “perché esiste” nè?)

Questa forse è la più interessante di tutte, ed effettivamente interesserebbe molto anche a me conoscerne la risposta.
Posso pensare solo che, “si fa del male” perché l’uomo ha una natura debole e perché Satana è sempre al lavoro.
Triste ma vero.
Mi va sempre via la voce?

Perché parli molto e non metti la sciarpa?
Qua c’è bello è vero, ma tira un certa arietta…!
:D


Si crede che sia importante qualcosa per gli altri poiché lo è per noi?

Si chiama autogiustificazione.

La scuola non funziona coerentemente?

Perché la vera natura della stessa s’è persa, o forse non si è mai avuta.

C’è gente che non ordina secondo ragione le cartelle del giornalino?

Mah! I misteri della vita :)
Ciò che non ci appare ordinato però, non è detto che non lo sia!
Io vivo in un costante disordine ordinato (non è così pesante come sembra, vi giuro! In realtà sono puittosto pignolo). Trovo tutto e mi ci trovo bene.

Le nuvole fugano ogni malumore?

Temo che se lo scoprissimo qualche genio estrarrebbe il principio attivo e le incapsulerebbe.
Invece è meglio che stiano dove stanno.

Scherzi (quasi) a parte, secondo me le nuvole donano felicità quanto potrebbero donarla tante altre opere del creato sparse in tutto il globo.
Ne parlo più specificatamente due post fa.

Siamo come una forbice?

Questa metafora continua ad essere un po’ ostica per me, nonostante la spiegazione che hai dato.
Ultimamente, se dovessi dare un corpo all’uomo inteso ovviamente come genere umano, gli darei la figura di un impermeabile: giallo come l’oro e l’avere, impassibile e impermeabile di fronte a qualsiasi goccia che lo provochi; si comporta come tutti gli altri impermeabili.

Ringrazio ancora Chiara per questi fantastici spunti di riflessione!

~ di ronkas su Venerdì 4 Aprile, 2008 @ 19:47.

3 Risposte to “Pillole, o meglio, capsule”

  1. Aha, quindi ritieni che i miei post siano freddi? Interessante…

    La forbice è l’immagine più azzeccata che io abbia mai trovato per esprimere la condizione umana, quella degli impermeabile mi lascia un po’ perplessa…fredda direi.

    L’ordine…sorvoliamo. La mia camera è un disastro. Ma la mia mente è piuttosto ordinata, SOPRATTUTTO SE SI TRATTA DI LAVORO: allora rischio di essere maniacale…o pignola come minimo.

    Grazie :D

  2. A PROPOSITO: io metto SEMPRE la sciarpa… Uffff… odio perdere la voce!

  3. E di che!
    Grazie a te per condividere i tuoi dubbi con noi :)

    p.s.: alcuni li trovo terribilmente freddi.
    Però credo sia comprensibile, e quantomeno GIUSTO che sia così: un blog è un diario vero, ma pur sempre pubblico. :)

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