header image
 

La strada

Premetto subito che sono stato affascinato fin da subito dall’ambientazione di questa tragica avventura raccontata in La strada” di Cormac McCarthy.
Senz’altro questo libro può fregiarsi di aver risvegliato il mio piacere per la lettura, un po’ sopito, ma ahimé a posteriori non ne posso parlare troppo bene.

Il libro è completamente incentrato sul viaggio che compiono due persone, un uomo e suo figlio, protagonisti innominati, attraverso un mondo devastato e completamente in rovina.
Le vicende sono raccontate attraverso l’utilizzo di un narratore esterno, che, alle volte, si sovrappone al pensiero del padre, e cosa puittosto insolita, con lunghissimi e frequenti discorsi diretti tra i due protagonisti.

Questo espediente ha sicuramente il pregio di calcare la tensione e delineare perfettamente, come china su foglio, il rapporto e le emozioni tra i due protagonisti.
Purtroppo però, tale soluzione paga lo scotto di appesantire sostanzialmente la lettura; quando le nostre maestre alle elementari si arrabbiavano dicendo che non si possono mettere righe su righe di discorsi diretti, beh, questo è il caso ed avevano ragione.
La lettura rimane comunque abbastanza fresca, e tal soluzione adottata dall’autore entra in sinergia con lo stile in cui viene dipanata la vicenda: prettamente descrittivo.

McCarthy si ferma più volte per descrivere il paesaggio, decisamente pittoresco, e ogni singolo dettaglio che passa sotto l’occhio dei protagonisti.
Questo rende l’avventura veramente incalzante, e aiuta molto ad immedesimarsi nel libro.

Venendo al lato narrativo, non posso certo dire di ritenermi soddisfatto.
O meglio, non fraintedetemi: è tutto ben fatto, l’adrenalina non manca, ma la sensazione prima che sale dopo aver finito di leggere “La strada” è un senso di terribile incompletezza.
L’avventura in se’ è fantastica; la mancanza di un vero e proprio prologo contribuisce certamente al senso di desolazione e ingiustizia verso tali sofferenze; ma l’assenza di un epilogo è proprio ingiustificata.
Il finale sembra esser solo la conclusione affrettata di un’opera che raggiunge il suo culmine ben prima dell’ultima pagina.

Questo “La strada” quindi mi lascia un fastidioso amaro in bocca per il suo difetto di galleggiare in mezzo all’aria, senza nulla a sorreggerlo. Anche l’ipotesi che l’autore abbia voluto scrivere un “finale non-finale” per lasciare una libera interpretazione al lettore mi sento di scartarla, visto che il libro manca di striscio il suo obiettivo di parlare di temi difficili.

In una situazione borderline come questa, con gli eventi che si susseguono nel libro (sconsigliato a quelli un po’ schizzignosi) il lettore si aspetta più lunghe riflessioni su temi come la vita e la morte, l’aborto (perché no?), l’amore padre-figlio.
Invece questi obiettivi mi sento di dire che sembrano sacrificati per un miglior sprint dell’avventura, che si affretta a concludersi in poco più di duecento pagine.

Che dire insomma, bello, “La strada”. Un’avventura da gustare tutta d’un fiato senza farsi troppe domande; se cercate qualcosa di riflessivo, cercate altrove; se invece avete piacere di staccare un po’ da letture impegnative e avete il piacere nel gustarvi una tragedia ambientata in un’atmosfera un po’ curiosa, non potete mancare di leggerlo.

Se dovessi riassumere il mio commento con un sottotitolo per il libro sarebbe:
“La strada, un’occasione mancata”.

~ di ronkas su 28 Aprile, 2008.

Una Risposta to “La strada”

  1. Volevo risponderti “Te l’ho detto che dovevamo girare prima!” ma ho deciso che è meglio evitare.
    Ma l’ho appena fatto?!?
    D’OH!

Lascia una Risposta