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Prigionieri di se stessi

Razionalità.
Ma che bella parola.

Mi sono ritrovato a discorrerne in merito ieri sera, uscendo con una delle mie più vecchie conoscenze ad un’improbabile cena ad un ancor più fuori dal comune club.
Ebbene, a tavola con noi v’era il parroco, e presto ho inziato a scambiare alcune chiacchere con lui in merito a impegni più o meno religiosi.
Verso la fine della cena, Don Andrea, lo sapete come sono i parroci, lancia una piccola provocazione al mio amico affianco a me, che non frequenta la parrocchia, spronandolo a partecipare a qualcuno degli incontri di cui parlavo con gli altri ospiti poco fa.

Bene, dopo aver sentito la proposta, mi sarei aspettato dal mio compare un “NO” più secco che mai, un vacuo abbozzare o un qualsiasi altro gesto di disinteressato rifiuto, ma invece, con mia gran sorpresa, avevo sottovalutato tutto.
Stimolato dall’argomentazione (mai avevo toccato simili temi con quella persona) ho iniziato a discorrere con l’amico più vivacemente, e dopo una mezz’oretta di parole, prima di dover interrompere a forza per l’inizio della pausa di cabaret, il frutto della discussione è stato: razionalità.

Razionalità?

Già. Il muro più banale, ma al contempo il giustamente più spesso, tra lo scettico e l’approccio a una vita cristiana: la Fede.
Sapete, francamente avrei dovuto aspettarmelo; ma sono rimasto piacevolmente colpito e deluso contemporaneamente.
Sorpreso perché non credevo come in quella persona ci fosse stata un minimo di interrogazione personale su tali argomenti.
Deluso, potrei dire deluso “tra virgolette”, in quanto se è questo veramente il problema, non dico che la soluzione è a portata di mano, ma sicuramente è più facile da porre in evidenza, più alla portata di tutti a livello esperienziale.

Ed è stato su questo che s’è fondata la mia risposta, insicura certo, ma pronta e felice.
Per prima cosa mi sembrava doveroso spiegare che la Fede non è irrazionale (lui la definiva tale); è incomprensibile, che c’è la sua bella differenza.
La Fede, nasce come un grande mistero, e rappresenta tutte quell’insieme di verità che noi riconosciamo essere tali per evidenti fatti, ma che però non riusciamo a spiegare con la logica della nostra limitata mente umana.
Già su questa introduzione, non lo dico per superbia personale, ma l’ho colto in fallo: ahimé c’è molta ignoranza, non per colpa sua ovvio, io stesso ho approfondito queste cose in tempi puittosto recenti.

Ma non perdiamoci: finita la mia piccola premessa, l’altra persona è subito corsa ai ripari, dicendo che poteva anche riconoscere quello, ma obiettivamente non gli interessava tale via, tale tipo di vita che io gli promettevo in quel momento e di cui ho parlato con gli altri commensali per tutta la serata.
Ha però fatto, quasi stizzito un appunto di rilevante valore, ovvero: “…cavolo, io vorrei anche vivere in un modo meno passivo, ma…”.
Allora, miei cari lettori, mi vien da pensare, se questo desiderio è vero, che potrebbe essere che non sia disinteresse quello che porta al rifiuto, ma sfiducia, o se più vi piace, paura.
Sì, paura! E lo trovo comprensibilissimo!
Quanti di noi farebbero un salto nel vuoto, nel buio più totale, solamente perché un amico vi chiama dicendo “Vieni, non ti farai male, anzi, starai meglio! Salta e raggiungimi!” ?
Non è così automatico questo salto; comprendo benissimo che la possibile ennesima delusione verso il mondo, l’eventuale conferma che anche quella Fede non porta alla felicità, sarebbe come mettersi a fronte dell’ammettere dell’inesistenza della felicità sulla terra.
E quindi? Quindi quando la paura e tanta, quello che ci si gioca è una vita, è possibile che uno scelga di accontentarsi, di rimanere lì e non ascoltare quella piccola vocina che è l’esigenza più naturale del proprio cuore (sì, Giussani lo critico affettuosamente tanto e volentieri, ma qualcosa di buono c’è sempre, quasi ovunque… ndR) .

Dunque, la mia risposta, è stata automatica: “Perché non provi?
E’ semplice, naturale: se uno non conosce una cosa, che senso ha fare una scelta?
Come si può scegliere la fantomatica pillola blu se nell’altra mano v’è l’ignoto?
Il suo ribattere è stato altresì scontato: “Ma io conosco com’è, anche tu me lo stai dicendo in questo momento“.
Io, quasi soddisfatto della sua risposta, ho trovato in un esempio che tanto m’è piaciuto, un valido paragone.
“Credi nell’Amore? Quello con la “A” maisucola dico.”
“.
Allora prova a pensare, se io venissi qui stasera e ti dicessi che ho conosciuto una ragazza, che è fantastica, bellissima, che la amo; tu potresti dire di aver conosciuto l’Amore, di aver provato ciò che io ho provato?

La risposta è stata il silenzio.
A seguire:
Eh, non so che cosa risponderti.
Quasi magicamente, subito dopo le luci si sono abbassate e lo spettacolo è iniziato decretando la fine di quella bella discussione che vi assicuro, è valsa tutta la serata.

Il mio istinto subito dopo è stato di trovare qualcosa, un regalo, un’esperienza, un sassolino da gettare nel suo lago per turbare la fredda quiete che dimora in lui, ma fidatevi, non è un discorso da “evangelizzatori cacciatori di taglie” è un discorso da buoni cristiani, ma ancora prima da brave persone.
In lui ho visto un amico incatenato, schiavo di se stesso, una persona che chiama aiuto ma che mai nessuno ha avuto molto interesse ad ascoltare.

Non voglio fermarmi qui, non avrebbe senso.
Voglio escogitare qualcosa.
Come si dice (e ci insegna il nostro buon Dio)… “non è mai troppo tardi”.

~ di ronkas su 8 Maggio, 2008.

22 Risposte to “Prigionieri di se stessi”

  1. Caro Ronkas, lascia che ciascuno faccia il proprio, personale percorso di vita. Io ti ammiro, ma la Fede non si impone, e questo lo sai meglio di me. Io vorrei tanto credere, ma non sempre mi riesce. Pascal diceva che la Fede è la prova delle cose non vedute, e forse aveva ragione. Non mi fraintendere, tu continua a credere. Ho bisogno della tua Fede.

  2. Maurizio, ora non vorrei che tu abbia frainteso questo mio desiderio come l’ossessione di una sfida personale.
    Mi sembrava di aver ribadito in più punti del post che non è per soddisfazione personale che nasce questo sentimento, bensì è per Amore, per lo stesso Amore che ti spinge ad aiutare una persona che parla della sua vita come passiva e che cerca, soprattutto, ha il desiderio del cambiamento.

    Quello che voglio dire è che uno sì, è libero di fare le proprie scelte, ma è totalmente disumano, anzi irrazionle (questo si che è IRRAZIONALE!) basare la propria vita facendo una scelta alla cieca!
    E come sei io ti dicessi con le mani di fronte a te, scegli per la tua vita: nella mano sinistra aperta c’è la mediocrità di una vita superficiale (e lo torno a dire, non sono io a dirlo! E’ questo che mi sprona!), senza spiritualità (già questo nega metà dell’essere umano, ma questa è un’altra storia) nella destra invece tengo il pugno chiuso e c’è qualcosa che io ti dico mi fa vivere con il sorriso sulle labbra.

    Tu, che mi hai come amico, amico in cui riponi fiducia, con che coraggio, con che strano e contuso ragionamento, sceglieresti la mano aperta, la sinistra?
    Questo è negare la ragione!

    Insomma, qui non si tratta di convincere nessuno, ma si difende la ragionevolezza dello scegliere a ragion veduta.

  3. Da parte mia vedo un errore di fondo, che però ovviamente tu, per la tua stessa posizione non sei in grado di riconoscere. Molto semplicemente, tu, nel tuo discorso, parti dal presupposto che una vita senza Dio sia una vita solo a metà e che sia già per questo superficiale. Come detto prima, è ovvio che tu riconosca questo, in quanto cristiano, ma sei davvero sicuro che sia così per tutti?

  4. Rispondo per Ronkas, se mi si permette: sì. La vita non è una passeggiata per nessuno, e molto più spesso di quanto sia bella e felice è amara e faticosa. Senza la Fede, questa fatica e questa amarezza hanno l’ultima parola; la vita rimane solo a metà, prigioniera della fragilità che ci compone.

  5. Oltre a ribadire quanto detto da Cassa, il tuo commento mi fa riflettere sulla domanda “Perché essere cristiani?”

    Bene, è una domanda interessante, e nella lunga chiaccherata che ho fatto con l’amico è saltato fuori anche questo particolare.
    Perché essere cristiani dunque?
    E’ abbastanza semplice. Il cristianesimo, prima ancora di essere cattolico, propone uno stile di vita, dei valori, un’etica ben definita.
    Ora, io trovo che quanto questo offre corrisponda al concetto di “vivere bene” dal punto di vista puramente umano e pragmatico, se vuoi.

    Ti faccio un esempio: sempre ieri, ho preso un gelato assieme alla mia classe. Alla cassa della gelateria c’era molta ressa, e pagando con una banconota da 20, intasco il resto senza controllare (vado sempre a fiducia…) e quando arrivo a scuola mi accorgo che mi sono stati dati 10 euro in più.
    Li ho riconsegnati, a dispetto della “mossa” che proponevano in molti.

    Dunque che dire, il valore dell’onestà mi sembra che possa essere riconosciuto da chiunque, ateo, agnostico, buddista, musulmano o cristiano che sia.
    Allora quindi, se appuriamo che questi valori del sano vivere (cose del tutto razionali come puoi ben vedere) sono validi, una persona che li appoggia in realtà è già in buona parte propenso ad essere un buon cristiano.
    Perché fondamentalmente Dio non propone niente di così fuori dal mondo, se non l’Amore. Una persona che crede in questo non può non ritrovarsi in questa misura.

    Poi è ovvio che non si cambia dal bianco al nero istantaneamente, e non è neanche vero che a battezzarsi o a far la cresima uno ottiene automaticamente il tesserino da cristiano con tutti i crismi; questo significa che l’ascesa è lenta, si inizia da poco, poi la Fede matura, come un piccolo seme quando viene piantato nel buon terreno.
    Quella di sicuro uno non può certo inventarsela: ma una persona che la desidera, potete stare tranquilli che se si mette in ascolto troverà molto di più di ciò che crede semplicemente vivendo “normalmente”.

  6. E’ verissimo che molti valori cristiani sono prima di tutto valori umani ed in quanto tali condivisibili da moltissime persone, ma è ben diverso questo dal riconoscere o meno l’esistenza di un Dio. Credo inoltre che risulti effettivamente necessario avere un’etica e dei valori che permettano una vita contemporaneamente felice e rispettosa degli altri, ma non mi pare affatto che per far questo sia necessario un Dio o una religione. Così come non credo anche che un Dio sia necessario per affrontare le tristezze inevitabili della vita.
    PS: scusate eventuali errori, ma sono di fretta e non ho tempo di rileggere.

  7. Ma infatti io come ho scritto nel commento precedente parlo di una materialistica sinergia, di un’affinità; nessuno sta dicendo che automaticamente una brava persona DEBBA essere cristiana.

    Sul secondo punto invece mi trovo in disaccordo.
    La morte, o ancora di più il trascorrere di qualsiasi cosa, la creazione, non trova risposta in una funzione matematica o in qualsivoglia ragionamento.
    Dite che “il caso” va preso come tale per il suo valore assoluto?
    Beh, se per assurdo io ipotizzassi questo, allora, significa che siamo nati per caso? E’ un caso che camminando per la strada incontriamo la persona che ci cambia la vita? E’ uno sfortunato indicidente che persone nascano con malattie genetiche o che muoiano su una strada?
    E’ una buona coincidenza persino che siamo finiti nell’unico, infinitesimo spazio vivibile di tutto l’Universo?

    No, non può essere possibile tutto questo; nemmeno a pensare razionalmente, è matematico che tale perfezione non può essere solo frutto di una coincidenza, ma di un’accurata arichitettura di qualcosa di più grande.

    Quindi pensando questo, la prima domanda da porsi prima di “è necessario Dio per vivere?” è se ci consideriamo veramente un’animale come tanti altri, che per pura fatalità ha avuto il dono del pensiero, del sentimento, del ragionamento.
    Perciò, più che il credere nell’evidenza di qualcosa di superiore, trovo decisamente più oscurantista negare l’evidenza che l’uomo è un’eccezione così particolare e perfetta, inserita all’interno di un mondo altrettanto splendido creato appositamente per lui.

  8. Sei stato fortunato, Andrea. Non sempre capita di essere ascoltati. O peggio, capita di essere ascoltati e approvati, ma non seguiti. Perché? Non so. Ma ci sono persone che “chiamano”, in certi momenti particolari, delle parole che escono da sé dalla mia bocca e che so che non si possono contraddire, perché quanto dico è vero e vissuto.

    Quei momenti sono una benedizione. E l’unica cosa che puoi fare, in fondo, è pregare perché si realizzi il progetto del Signore.

  9. Il tuo amico è fortunato (ad averti come amico, non ad essere incatenato dalla passività ;) ).

  10. Così mi lusinghi.
    Sono solo uno dei tanti che cammina per la strada. :)

  11. Questo post mi ha particolarmente colpito… Avevo già risposto tempo fa ad un altro tuo post, ogni tanto giro in questo blog, ma questo tema è molto interessante e ahimè non ho mai avuto una persona convinta del proprio credo che riuscisse a sanare i miei dubbi, oppure una persona convinta del proprio non-credo. (Tutti atei e credenti irrazionali).
    Io sono agnostica, ma mi rendo conto che prima o poi arriverà il momento di guardarmi allo specchio e di chiedermi se effettivamente una non posizione è producente oppure no… Invidio il tuo credo, invidio la tua fede. E sai perchè? Perchè ti tiene per mano giorno per giorno, perchè certe cattiverie ti evita quasi di pensarle, perchè ti trasmette valori che io personalmente neanche so che esistono.
    Ma soprattutto perchè, illumina la luce in quel buio di cui io personalmente ho sempre più paura: la morte..
    Poco tempo fa qualcuno vicino a me è venuto meno, questo fatto mi ha destabilizzato, oltre che ferito, spaventato, e sai che cosa ho fatto?
    Ho sentito la forte esigenza di parlare con qualcuno che mi potesse aiutare, qualcuno che qualunque cosa ho fatto non mi giudicasse, e sono andata in chiesa..

    Mi piacerebbe parlare con te… però non so come lasciarti il mio contatto.. possibilmente vorrei non fosse pubblico.. beh, non fa niente, A presto^^

  12. Sofia, ti ringrazio per gli apprezzamenti.
    Il tuo commento è altrettanto bello, si vede che sei una persona ricca con tante cose da raccontare.
    Per quanto riguarda la tua situazione, se posso permettermi, io ti consiglierei di metterti in serio ascolto, di fare qualche esperienza senza partire con dei pregiudizi sul risultato quaunque essa sia, e fare AVVICINARTI a una scelta; che tu possa essere indecisa e spaventata è giusto e comprensibile, ma… sforzati in tutti i modi di trovare la TUA via!

    Come tu dici, un giorno, dovrai guardarti allo specchio e capire chi sei veramente. Ecco già lo saprai, fai attenzione: il tempo è sfuggente!

    Se vuoi contattarmi senza lasciare niente di visibile, commenta lasciando una mail a cui posso scrivere o indirizzo msn nel campo e-mail.
    Ma forse non ce n’è bisogno, tempo fa lasciasti l’indirizzo hotmail nel suddetto campo, l’ho aggiunto su msn, spero di averci preso.

  13. Sì, ma troppo spesso si incontrano gli estremisti… che si dichiarino cattolici, atei, musulmani, ebrei, buddhisti, l’estremismo è odioso.
    E per estremismo intendo anche il “che belle tutte le religioni, anche se la mia è quella giusta”.
    Un pensiero del genere, non so, credo sia veramente superficiale, credo che metta in evidenza una carenza di riflessione sul mondo religioso.
    Da non dimenticare: la fede e la religione sono due cose diverse. Possono camminare fianco a fianco, ma non sono la stessa cosa e credo sia fondamentale capirlo.

    Che ne dici? Ciao! ;)

  14. Secondo me, non è vero che tutte le religioni sono belle. E poi che vuol dire “bello”? Che è comodo? Che è giusto? Che è esteticamente armonioso?
    Di certo non è un’aggettivo per le religioni. Si può sentire più vera (e lo spero, se no che senso ha?) la propria religione, e personalmente immagino che chiunque creda e si ponga in ascolto e ricerca all’interno di un determinato credo religioso ritenga sia quello Vero, se no cambierebbe strada, oppure quello PIU’ vero, riconoscendo che noi comunque siamo imperfetti, e in questo senso non possiamo di certo, anche seguendo con tutta la nostra persona una fede, raggiungere Dio.

    Detto questo, all’estremismo: cosa vuol dire estremismo? Mi spiego, di certo non voglio essere polemica. L’estremismo come rigidità unilaterale e totale è sempre e comunque negativo, in ogni campo. Nell’ambito della fede… Certo, io che sono cattolica sono estremista su alcune cose, perché se per me sono Vere non posso scendere a compromessi: sono così e punto. Ma questo non significa che io chiuda il cervello e i sensi alla mera realtà, alla messa in discussione di valori “educativi” o culturali, che poi è più o meno lo stesso.

    Di certo serve una grande disponibilità a fare fatica per credere, a qualsiasi cosa: alla generosità, alla sincerità, all’umanità, all’onestà. Essere felici e propositivi è molto più difficili che fare le vittime e lamentarsi. Si fa presto, è molto facile per tutti.
    Ma non porta vero frutto. E quando si parla di portare frutto dal seminato (una metafora che, tra l’altro, a Ronkas sembra piacere molto, vero?) non bisogna pensare a grandi cose. Ti ho fatto un sorriso e tu mi hai risposto allo stesso modo? Bene, ho seminato. Ti ho urlato addosso e tu te ne vai senza rispondere? Ho sempre seminato. Cosa, sta a me deciderlo.

    Il cristianesimo ha per me una componente bellissima: l’Amore, la Vita, la Relazione. Che si esprimono l’uno nell’altra, in tutte le virtù cardinali e teologali, che si manifestano nel Vangelo (tra l’atlro, la Bibbia è proprio bella, e il Vangelo è semplicemente potente). Queste stesse portano alla gioia, che non è ebete entusiasmo o illusa allegria: è consapevolezza dell’Amore e della possibilità, anzi, della presenza di una realtà migliore. Fatta da noi. In noi. E, in virtù di quanto detto prima, tra di noi.

    L’ecumenismo è fondamentale, come lo è il dialogo, e l’umiltà di ammettere di sbagliare. Magari un giorno riconoscerò di sbagliare (ah, non ci credo neanche un po’, ma lasciamo aperta la porta) ma di certo non potrò mai pensare che quanto ho fatto in virtù della mia eventuale illusione sia stata una perdita di tempo o un errore. Non può, perché se capisci in cosa consiste, devi riconoscere che è semplicemente (come se fosse poco) volta alla felicità dell’uomo.

    Perdonate la lunghezza… Ma era troppo bella l’occasione! Grazie per avermi dato lo spazio per un commento (ma non solo quest’ultimo), Andrea!

  15. Sempre volentieri Chiara, tu scrivi finché hai bisogno! :)

    Per la metafora beh, rende molto bene l’idea secondo me, ma infatti, non era mia, sono parole di un grande amico ;)

  16. Vedo e rilancio! ;)

    Visto che siamo limitati, e (quindi) imperfetti, credo sia però importante misurarsi prima con le leggi umane e quindi con quelle divine.
    Chiarisco: i diritti fondamentali dell’uomo devono venir prima di qualsiasi altra cosa e la pace terrena passa per un sostantivo: rispetto (reciproco).

    Ciao.

  17. Concordo. Ma non capiresti il perché delle leggi umane se non ti ponessi in un’ottica di confronto col perfetto. Il rispetto reciproco non è sempre razionale, né tantomeno naturale.
    Ma se una società funziona, nessuno chiede: “in che cosa credi?”. Non ti pare?

  18. Accidenti, la discussione è andata avanti di parecchio. Credo quindi che mi limiterò ad accodarmi alla fine. Personalmente sono maggiormente d’accordo con Gis. Questi saranno i pensieri di un agnostico, ma credo comunque che non si possa pretendere di avere la Verità. Questo certo inficia la fede, ma non vedo come nell’imperfezione umana si possa pretendere di più. Immagino che sia una questione di “livello d’imperfezione”. Tu, Chiara, ritieni evidentemente che, sebbene imperfetti, il riconoscere il Vero sia alla nostra portata (come ci si possa arrivare poi non sta certo a me discuterlo). Così la vedo.
    Ciao

  19. Bentornato Ottoterzi, pensieri di agnostico o meno, qui non si fa certo razzismo culturale, anzi!

    Mi ha colpito ciò che hai detto riguardo “riconoscere il Vero”.
    Io credo sia sempre un’impresa molto difficile, ma come abbiamo la certezza e sappiamo discerenere ciò che è bene e ciò che è male, credo che con la giusta cultura e ricerca, nonché predisposizione, possiamo arrivare a riconoscere ciò che più ci corrisponde al cuore. Anzi, credo che con tanta buona volontà (e la grazia dello Spirito Santo) possiamo arrivare a fare ben più di riconoscere ciò che è Vero, ma possiamo addirittura appoggiarlo, in tutto e per tutto, qualsiasi soddisfazione o sacrificio ci chieda; il che equivale a dire Amare.
    Amare il prossimo tuo come te stesso; è un gran traguardo, e non è impossibile. Facendo questo è poi come amare Lui, e non sono certo io che lo dico! :)

    Io, a doverla dire tutta, sono sempre più stupito nel vedere un rapporto duraturo, una disiniteressata generosità, puittosto che le nuove perle tecnologiche del presente, i centinaia di concetti matematici che la nostra mente fantastica è riuscita a ricavare, e quant’altro.
    Riusciamo a fare calcoli che ci permetteranno in un futuro non troppo prossimo di andare ad abitare su Marte, e non dovremmo riuscire a distinguere il vero dal falso, solo perché non si vede nella sua essenza assoluta?
    (in parte falso, ma questa è un’altra bella storia)
    Solo perché non è palpabile, udibile?

  20. “abbiamo la certezza e sappiamo discernere ciò che è bene e ciò che è male”, dici tu, Ronkas, ma non ne sono tanto convinta. Nel grande è facile, nel piccolo più arduo. I volti della realtà sono molteplici, e spesso ci si trova davanti a scelte che non presentano bene, ma solo male e un po’ meno male, o ugualmente male, ma solo per altri.

    Tuttavia sono profondamente convinta che per arrivare ad una situazione come quella da me accennata in questo stesso commento bisogna aver certo una grande mancanza di criterio di giudizio.

    Per quanto riguarda il tuo commento, Ottoterzi, non nego che l’uomo sia assolutamente imperfetto in quanto tale. Ma, come dice giustamente Ronkas, l’uomo ha il Paraclito, lo Spirito Santo, che lo sostiene, se lo vuole (l’uomo, non lo Spirito. Dio per definizione ama tutti, siamo noi ad accettare o meno il suo Amore).

    Resta comunque difficile parlarne in modo completo e, come dire, personale per commenti. E chi crede, ha comunque una prospettiva diversa. Che (ovviamente) per me è migliore, ma che in assoluto è solo diversa. E, socraticamente, la maieutica può consistere proprio nel trarre da tale diversità perlomeno la verità, ammettendo che esista una Verità.

  21. In un certo senso si, Ronkas, è proprio per un fattore di non sensorialità. Come tutto ciò che è immateriale, si arriva alla pura astrazione dove contano le proprie idee e la fiducia che si può mettere nelle idee e nelle sensazioni altrui. Ad esempio, quando tua madre ti dice che ti vuole bene, tu ti fidi perchè le sue azioni te l’hanno dimostrato, perchè è tua madre,ecc. ma rimane comunque solo fiducia. Non potri mai penetrare i suoi pensieri e la sua anima e verificare che ciò che ti dice sia vero.
    Comunque Chiara, mi tocca ammettere la mia ignoranza. La tua ultima frase
    “E, socraticamente, la maieutica può consistere proprio nel trarre da tale diversità perlomeno la verità, ammettendo che esista una Verità.”
    mi è stata davvero poco chiara, in quanto non ho mai avuto modo di trattare filosofia. Mi è possibile chiederti una spiegazione?
    Ciao
    PS:concordo con il fatto che rimane comunque un po’ limitativo parlare solo attraverso commenti

  22. “Ma se una società funziona, nessuno chiede: “in che cosa credi?”. Non ti pare?”

    Mi puoi chiarire questa frase? Ciao :)

    PS: sta diventando un forum invece che un blog ;)

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