Nelle terre estreme
Ho finito di leggere da qualche giorno il libro da cui è tratto il recente successo di Sean Penn “Into The Wild“.
Dopo essermi affascinato con la pellicola, ho deciso, dopo qualche tempo e dietro arguto consiglio di passare alla fonte: la grande, mastodontica ricerca fatta da Jon Krakauer in merito al mirabolante viaggio di Chris McCandless.
Che dire, è stata una rivelazione.
Di facile lettura, scorrevole ed esauriente sotto molti punti di vista. Ho anche avuto modo di confermare la corrispondenza col film, altrettanto accurato.
Questa lettura, devo ammettere, ha riaperto in me un crogiuolo di pensieri, emozioni e deduzioni ormai scoloriti a causa del tempo (ahimé ci sono cose che dovremmo ricordare più spesso) dopo che rimasi piacevolmente scioccato dalla trasposizione cinematografica.
Ebbene, sono sempre più convinto che Alex Supertramp fosse veramente un grand’uomo.
Spericolato certo, ma che sicuramente fece una scelta di parte a cui fu coerente fino alla fine.
Credo che il suo viaggio non sia stato per nulla inutile; probabilmente lo è stata la sua morte, ovvio: in quell’avventura però riuscì a scoprire la vera essenza del vivere.
E non sta certo nell’andare in Alaska; è palese che quella fu una scelta estrema mirata a trovare una certezza in una verità già ipotetizzata; e in questo lo comprendo pienamente: quante volte mi piacerebbe trovare una conferma, certa e nitida, in molte cose in cui credo!
Molti ora sorrideranno.
Alex ha dimostrato che “si stava meglio quando si stava peggio”; ovvero, in un mondo (già allora, figuriamoci oggigiorno) fin troppo civilizzato e materialista, l’uomo decade, semplicemente viene corrotto con facilità; cade in una rete di rumore che distoglie dai veri valori da seguire.
In particolare, credo che il succo della questione si riassuma in un concetto che si trova un passo più avanti, e risponde alla domanda:
Cosa ha veramente valore nella vita?
E’ un vero engima, ma personalmente, credo che la risposta sia – non scontata – ma puittosto chiara: bisogna rincorrere l’eterno.
E non mi riferisco solamente ad un ultraterrena felicità post-mortem, ma bensì proprio a tutte quelle che cose che semplicemente… durano.
Un paio di jeans si consuma. Una birra prima o poi finisce. I soldi pure. Anche un bel viaggio.
Ciò che rimane sta nell’esperienza, nella saggezza, nella cultura e nell’emozione.
Ecco dunque che un jeans regalato assumerà un discreto valore affettivo; una birra degustata e non tracannata regalerà al palato sapore ed esperienza; i soldi altrettanto trovano il loro scopo in un utilizzo sapiente; il viaggio si trasforma in momento indimenticabile.
Adesso capisco Alex e il perché, tra tutti gli averi che ha lasciato, ha preferito tenere fino all’ultimo la sa vecchia Minolta con cui immortalare la sua vita, per farne una grande esperienza.
Vi propongo per chiudere l’articolo questo suo album di foto (puittosto completo rispetto a ciò che è disponibile in rete sparpagliato un po’ ovunque) ove il suo sorriso penso possa fare da egregio testimone del fatto che il concetto non è del tutto campato per aria.
Pure il Vangelo di oggi sembra capitare a fagiuolo:
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?
Mt 16, 26





Che dire, amen.
Ho visto il film e su tuo consiglio vedrò di leggere il libro.
Allora leggiti il mio post: http://perfettodifettoso.wordpress.com/2008/03/30/l%e2%80%99uomo-la-fatica-la-quota-la-vetta-e%e2%80%a6la-gloria/
e fammi sapere…ciao