La certezza, i punti saldi, l’Amore, l’affetto, ogni giorno
Ciao, è da molto che non scrivo (pubblicamente, qui).
Le cose da fare sono tante e… ma questa è la solita scusa; forse la verità è che questo è un periodo della mia vita dove preferisco tenermi le cose dentro, somatizzare; anche solo evitare di essere troppo espansivo per non espormi ed essere giudicato per questo.
Ammetto che se questa poteva essere una soluzione nell’immediato, non lo è per il lungo periodo. Mi sento veramente pieno di tantissime cose: incazzature, problemi, stanchezza che non riesco espellere.
Sono stanco di rispondere “sono stanco” a tutte quelle persone che mi chiedono che succede; ero stanco di urlare ed essere iracondo, ma sono altrettanto stanco di essere schiacciato dalle situazioni.
Com’è che non riesco mai a trovare la mezza misura?
Posso sfogarmi qui, posso forse? E’ un po’ come farlo davanti a tutti e davanti a nessuno.
(continua a tuo rischio e pericolo)
Potrei fermarmi di scrivere in questo momento, e nulla accadrebbe, se non che questa mia situazione collasserebbe nell’ennesimo sonno per nulla ristorante, ma semplicemente approfittato per prendersi una pausa da se stessi.
Ma ormai è troppo tardi, penso che scriverò e lascierò tutto questo intatto e alla luce del sole; non perché qualcuno possa compatirmi, ma semplicemente per aiutare me stesso a riordinare le idee.
La cosa che mi affligge sono le relazioni umane.
Sto osservando bene come le persone si comportano e trovo un profondo fastidio verso tutti quei sistemi, quelle incombenze, quella modalità di vita che, oltre a non corrispondermi appieno, affievoliscono e inibiscono il più innato talento umano: l’amare.
Odio come il più delle volte capiti che ci sia qualcosa di innominabile e completamente invisibile che frena i rapporti.
Non è possibile, ad esempio, che io mi debba vergognare di abbracciare un amico, un professore, o chicchessia per dimostrargli il mio affetto.
Così come non sopporto dover elemosinare queste piccole ma importanti briciole dalle persone che amo.
Insomma, non neghiamocelo; probabilmente – anzi, sicuramente – io sono già di per mio particolarmente stressato e via dicendo, ma non può esistere un amore che sia totalmente platonico. E non mi riferisco solamente alla fisicità – che posso capire, può diventare un problema e che quasi, potrei dire che non è strettamente necessaria – ma che dire di tutte quelle altre forme d’esplicitazione che possono far sentire una persona amata?
Adesso dico così, ma parlo poi anche per me: quanto è difficile vincere le proprie timidezze, le paure e tutti quegli altri impedimenti fittizi interni ed esterni, che impediscono tali sincere pratiche!
Fosse tutto finito qui sarebbe abbastanza, ma questa situazione ahimé temo si ripercuota su me, con un frutto terribile detto dubbio, angoscia. Magari è una mia debolezza, ma tant’è.
Credo però che come la Fede che è Amore, l’Amore vuole essere confermato ogni giorno; se non lo è, lentamente s’incrina.
Siamo sicuri che ci sta accanto ci vuole veramente bene? Che questa o quella relazione non sia frutto di un semplice rapporto di dare e avere?
Tutte queste persone farebbero a meno sì o no di me?
Oh, eccoci arrivati al punto.
E’ proprio questo quello a cui volevo arrivare: ”Loro farebbero a meno sì o no di me?”
Sta tutto qui: l’amore, credo e non vorrei sbagliare, è dipendenza. E’ una forza misteriosissima che fa perdere le dita dall’impazienza, saltellare sulla sedia nell’attesa di rivedere chi si ama; altrettanto è quella placida sedazione che si ha quando essa o esso sono vicini o si sanno essere al sicuro.
Se a uno non gliene frega niente – e lo scrivo così, poco educatamente - che amore è?
Se una persona può vivere comodamente sola e separata dal mondo, mangiare, divertirsi, dormire tranquillamente sola, che amore è?
Ecco dunque che l’amicizia si trasforma in un hobby da week-end; i gruppi, così come le famiglie e tutte quelle altre convinvenze che ci sembrano naturali si rivelano per la loro misera natura di convenzionalità e consuetudine.
Poi oh, sapete che vi dico? Si vive lo stesso eh. Ma questo è perché io sono mica certo, certissimo, che i miei amici, che la mia famiglia, che ci siano un sacco di persone che mi e si vogliono un mondo di bene; ma quanto, quanto mi da’ fastidio che questo si possa vedere solo raramente, e non tutti i giorni, ogni minuto e momento della vita!
In particolare, e qui vi annoio, alla mia età uno è davanti a una scelta; apparentemente slegata da tutto questo, ma che in realtà è profondamente connessa. Questa scelta che – diciamocelo, è la possibilità di continuare gli studi – permette tra le altre cose di cambiare città, trasferirsi; ed è un po’ come aprire una nuova, grossa parentesi della vita… al prezzo di chiuderne un’altra.
Ovviamente, gli affetti: e ne ho già parlato. A parte il disorientamento didattico, su di me grava molto questa scelta: cambiare città sì o no.
Ho chiesto consiglio ad alcuni amici: lasciare gli affetti a casa sì o no? Loro, in buona fede, mi hanno risposto di valutare per me quanto contano.
Caspita, mi spiace dirlo, ma mi muove una rabbia dentro che è in realtà molto più un dispiacere di cui posso anche farmi una colpa. Ebbene, cosa significa “valuta per te quanto contano”?
Forse quelle persone a cui l’ho chiesto, non si sono accorte, o forse non si sono volutamente incluse in questa categoria di “affetti”?
E’ poi ovvio che che se mi pongo il problema, per me quegli affetti contano proprio moltissimo, se no il problema non sussisterebbe! Quello che mi trattiene qui non sono certo i leoni del duomo o il pub preferito!
Forse non hanno capito che se lo chiedo, è proprio perché magari vorrei sapere quanto per loro importa il fatto che io rimanga qui o meno?
Certo che lo ammetto, consigliare è sempre difficile, io stesso temo avrei fallito miseramente.
Però credo che la via giusta sia la sincerità, magari subito sarei riamsto deluso, ma credo che avrei apprezzato una persona che mi avesse detto “Se devi rimanere qui per me, vai pure”.
Una frase del genere sembra menefreghista, ma in realtà temo sia il punto più alto dell’amore, che non è egoista, e lascia andare, se quello è il bene dell’altro.
E dire, che basterebbe così poco.
Ok, ora vado a letto: ancora con il mio grande dubbio (che forse, dovrei accantonare per un po’ e confidare nella provvidenza… dovrei? Forse questo è il consiglio più buono e sincero che ho ricevuto) ma felice di essermi sfogato un po’; in fondo contento di averlo fatto su un mucchio di bit, puittosto che su qualche povero sventurato; molto di più di tutto, cosciente che ci sono persone che mi amano.
Indeciso fino all’ultimo se lasciare questo articolo privato o meno, propendo per la nitidezza, permettendo anche i commenti – non che voglia sfidare la loquacità dei lettori (*risata registrata*) ma tanto più perché sono io stesso dal lato più razionale, dubbioso di tutto ciò che ho scritto; perciò se dico castronerie, mi fareste un favore a dirmelo.





No, non ti devi vergognare di abbracciare un amico, un professore o chicchessia per dimostrargli il tuo affetto. E non aver paura di chiedere consigli sulle scelte future. Parlane non solo con gli amici, ma anche con gli adulti, i tuoi genitori, i tuoi professori.
Ad una dolce Amica confidavo che recito la Sequenza allo Spirito Santo per trovare anima alle mi scelte nei momenti belli e nei momenti meno belli. E’ straordinaria la pienezza e la pace che questa invocazione mi portano.
Ora in questo tuo momento di scelte non voglio darti consigli nè suggerire scelte desidero solo esserti vicino con il cuore e quindi ti dico “Pregherò per te, per te invocherò lo Spirito Santo” e ti assicuro pregherò con “insistenza”.Il Signore é FEDELE e quindi non abbandona mai e ascolterà anche le mie preghiere per te.Un ABBRACCIO grande