Guardo il cielo e…
Tempo rilassante questo dopo la fine del quadrimestre.
Mi sto riposando e ristorando alla grande grazie alla lontananza delle pressioni psicologiche e fisiche dovute ai test scolastici e tutto ciò che ne deriva. Questo mi permette anche di meditare sulle tante cose che mi saltellano incessantemente in testa – ve n’è una profonda necessità.
Guardo il cielo, tornando a casa da scuola, e scorgo la luce pallida della primavera ancora immatura, ma presente. Torno a casa, dopo nove ore di scuola, e non vago nella tenebra, bensì in un crepuscolo romantico e mai invadente.
Mi accorgo che in me – come le gemme fanno sugli alberi – bussa e scalpita il germe della rinascita e della speranza; una primavera del corpo e dello spirito che spero arrivi presto a rinvigorirmi, ne ho estremo bisogno. Spero di non rimanere deluso.
Da grande amante delle stagioni fredde, devo dire che per quest’anno ne ho avuto abbastanza.
Neanche tanto del freddo. Ma del buio, della nebbia, dell’introversione che tal insieme di eventi atmosferici e non comporta. E’ forte e quantomai stuzzicante l’idea che propongono i bei ricordi delle stagioni più calde recentemente passate (l’estate 2008 potrei dire che è stata veramente, come il 2008 stesso, un anno decisamente memorabile… per non dire il migliore).
Ecco, più del temperamento della temperatura, io ho proprio bisogno di quelle – di essere, e vivere secondo quello stile.
Uno stile più libero, frizzante, passionale. Il che non significa riposante, non l’ho detto.
La primavera porta con se’ la carica della vita, del cambiamento.
E’ ciò che serve.





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