Infanzia, giovinezza, giostre e baracconi
Una bella metafora sulla giovinezza sullo spazio di Ent mi ha provocato un commento che s’è poi tramutato in un articolo.
Le giostre Ent finiscono, è inutile illudersi di fronte a questo.
Anzi, con il fare del “vecchiaccio” in cui mi identifico scherzosamente, dico che a 20 anni le giostre dovrebbero essere già finite.
E’ evidente che le giostre sono per l’infanzia. A 20 anni prendono il loro posto le montagne russe, che ti scombussolano tutto e regalano emozioni indimenticabili, con i loro alti e i loro bassi pendii, presi alla stessa velocità con cui viaggia l’esuberanza di un giovane della nostra età.
Fantastico quindi, è vero, posso confermarlo: è un evoluzione; la “vita” inizia adesso.
Quello che mi sento però di dire, è che attenzione: per andare sulle montagne russe e andar forte senza farsi male bisogna tenersi stretti ben bene a qualcosa.
Intendo, uscendo dal contesto metaforico, che bisogna – per prima cosa – ammettere che l’infanzia è finita, e che quindi bisogna inziare a pensare con la maturità di una persona che matura lo è, anche nel corpo (maturità vera, non quella che la gente sparla e vuole affibbiare ai giovani, che più sono stupidi, più fan comodo).
Secondariamente è veramente necessario legarsi a qualcosa di solido, a cui aggrapparsi anche nel momento più agitato. L’Amore di una ragazza? L’Amore di Dio? Gli affetti familiari? O anche “solo” i piccoli valori etici e morali che ci si è costruiti strada facendo?
Vanno tutti bene! Ed è chiaro che più “paletti” hai, più sicurezza hai; e toranando al nostro vagoncino, più ti godrai il vorticoso tragitto.
Credo che a nessuno piacerebbe andare su Blue Tornado, su Katun, senza sentirsi ben saldi al seggiolino.
Si parla tanto di libertà: certo è vero, è importante. Non è nemmeno un diritto, ma un privilegio. Bisogna però ricordare che troppa libertà, è uno dei tanti “troppi” che “stroppiano” come si dice qui. Ed anche il caso del Katoon.
Ahio.
Oltre alla sicurezza c’è un terzo punto, altrettanto importante.
Dopo aver ricevuto la scarica d’emozione di una caduta libera dalle sedie di Space Vertigo, bisogna pensare avanti. A cosa fare dopo insomma. Perché il vero piacere è effimero, per sua natura breve e intenso.
Prova a rifarti dieci volte lo stesso giro sulla stessa attrazione: dopo un po’ (oltre ad avere un brutto mal di mare) il piacere, l’emozione adrenalinca della prima volta si sarà esaurita. E quindi?
Quindi bisogna saper dare alle cose il loro tempo, e anche quando troviamo qualcosa che ci regala moltissimo è sempre consigliabile non bruciare le tappe, “gustarsi” il piacere che quel qualcosa ci provoca razionandolo come una buona bottiglia di liquore, e non invece attaccandolo con foga e ingordigia.
Non ultimo, se non vogliamo rimanere a tirarci le dita davanti alla nostra attrazione ormai già più volte rodata come quell’eterno adolescente (va di moda adesso) prigioniero della noia e del disorientamento, dobbiamo – come dicevo – aver qualcosa da fare… fuori dai parchi giochi; nella vita: questo significa avere un obiettivo. Non un obiettivo come “il macchinone” che altro non sono se non un’altra montagna russa, l’ennesima esperienza giovanile; bensì qualcosa che dura, qualcosa di eterno e realizzante per la vita. Tutto qui.
Perché maturi si diventa, ma non da soli. Anche alla mela serve il sole e la temperatura giusta per maturare. All’uomo serve un’esperienza significativa, e qualcosa per cui combattere.
Detta così sembra facile, ma sono cosciente che è cosa ben più complicata.
Ma veramente, neanche tanto: l’importante è l’iniziativa, l’idea.
Personalmente, se devo dire cosa sta nella mia vita dopo la scampagnata al parco giochi, posso dire con certezza che è condivisione; servizio; affetto.
Aspiro a vedere me stesso rivere quei momenti, accompagnando e condividendo, e perché no, facendo rivere quei ricordi con qualcuno a cui voglio bene. Un figlio, una donna, un amico.
Adesso molti dei lettori staranno sogghignando a vederemi parlare di figli, famiglie; in realtà, posso capirli: faccio il loro stesso errore anche io, spesso (quando passo all’estremo e eccedo nell’esuberanza, con la conseguenza che il mio trenino deraglia…):
“C’è tempo…”
C’è tempo? Ne siamo sicuri?
Si spera; ma è da tenere bene a mente che tal è un dono giornaliero e non una certezza.
Trovo quindi sia utile camminare piano piano, ogni giorno, verso la propria meta, e star al passo.
Solo così si può riuscire e trovare la voglia di vivere, ogni giorno al suo massimo, giorno per giorno.





bè…come ho detto nell’email andate a guardare su you tube una lezione di vita, vi farà capire l’importanza della vita.
bisogna vivere ogni attimo che abbiamo pienamente insieme alle persone che vogliamo bene…bisogna amare e lasciarsi amare…
Condivido pienamente il tuo pensiero, l’ora delle giostre per alcuni è finita, per altri sta finendo e con un po di malinconia si inizia a guardare avanti, lasciando alle spalle quel magnifico parcogiochi della giovinezza.
Nel mio caso con paura e curiosità inizio a volgere lo sguardo oltre, e a ricercare quel nuovo importante obiettivo come tu dici quel “qualcosa che dura, qualcosa di eterno e realizzante per la vita. Tutto qui.”.
Semplice a parole, assai più difficile praticamente, ma a mio parere fattibile, dunque si continua a ricercare con la sicurezza che il gioco vale la candela.
Sono stata bambina, perchè le giostre me le ricordo bene: mi ci portava il mio zione e con lui mi divertivo tantissimo. Poi, deve essere successo qualcosa, perchè ho saltato a piè pari la giovinezza e i baracconi. Si, è successo che sono di colpo cresciuta, più o meno volente: a quindici anni mi hanno catapultato nel mondo del lavoro… mentre le mie amiche andavano a divertirsi ai baracconi… Son botte, Andrea, dalle quali ci si risolleva dopo anni e anni… ma poi, con un post come il tuo, capisci che quel passaggio lì, tu, non lo hai mai vissuto e un pò ti manca… E’ la spensieratezza di quegli anni che manca e che non può tornare più.. Ma condivido tutto il tuo discorso sulla maturità…
Un abbraccio
Ars
Ciao Ars!
Grazie della confidenza! Perdona, sarò rintronato, ma non ho capito cos’hai voluto suggerirmi.
Ti saluto, un abbraccio,
buona Pasqua!
…che sei fortunato a vivere il tuo tempo… e non tutti hanno la medesima opportunità… e anche che il “tempo” va colto o vissuto in ogni suo momento perchè poi non ripassa :)
Buona Pasqua anche a te.