Sull’imminente futuro
L’imminente futuro, nonché la mia stessa curiosità e la voglia di pregustare il cambiamento, mi inducono a riflettere su cosa fare nella mia vita.
Mi sono interrogato e ho capito che nella mia vita desidero un lavoro che riesca a coniugare l’aspetto puramente pratico e materialistico con una mia esigenza di vivere la spiritualità, la felicità ogni giorno, in ogni cosa che faccio – cosa che a scuola non è mai successo.
Ho pensato quindi a cosa più mi renderebbe felice e ho capito che per me non vi è più grande aspirazione se non quella di mettersi a disposizione del prossimo, qualunque sia la sua necessità.
E tra le tante, ho pensato bene che la cosa in cui mi spenderei più volentieri sarebbe nella salute; senza di quella una persona è veramente a dura prova ogni giorno, in ogni cosa che fa. Quando si dice che “la salute è tutto” non è vero; c’è chi soffre e vive molto più intensamente e felicemente di mille altre persone più sane. Credo però che per avere quel sorriso nella difficoltà non bisogni solamente avere grande risolutezza e fortezza di spirito; l’uomo e debole e ha bisogno di un sostegno umano. Io mi sentirei onorato di essere quel sostegno.
Mi hanno detto che spesso medici e tutte quella altre figure che si occupano della sanità delle persone arrivano a vedere le persone come pazienti, come numeri – o peggio, come gran soldoni. Io voglio impegnarmi anche a combattere questa mentalità, dall’interno. Riuscirvici sarà per me motivo di gioia ed onore.
A chi mi chiede “Allora, dopo la scuola?” rispondo “Proverò medicina” ma in realtà, dovrei dire “Vorrei diventare medico” che suona ben diverso. Come tante altre cose, credo che prima di imboccare una strada uno debba essere convinto della meta – o quantomeno della direzione – in cui sta marciando. Il metodo empirico nella vita non funziona nel campo dell’esperienza: non si può provare tutto. Ci sarebbero troppe cose da provare e non c’è tempo. E perlopiù ci sono anche certe scelte che non si può nasconderlo, sono a senso unico.
Io sono proprio convinto che studiare debba essere un mezzo, e basta. Il virtuosismo lasciamolo alle chitarre; l’autoglorificazione agli stolti. L’unica cosa a cui bisogna aspirare è l’amore, che è gratuito, senza minimi requisiti; non guarda pagelle, curricula. L’amore è possibile solamente donarlo, riempiamone il mondo affinché si possa riceverne indietro.
Ad ogni modo, è tardi e non ho voglia di continuare a scrivere. Ci sarebbe troppo da dire, troppo da fare e non sono convinto di essere riuscito ad imprimere qui tutto il mio entusiasmo, che spero mi sospinga e mi accompagni in questo mio viaggio.
Rimando l’argomento al futuro, quando avrò più calma e meno stanchezza.





grande andrea, è bellissimo quello che scrivi.
ti lascio alcuni appunti che mi ha passato un prof del movimento riguardo alla scelta universitaria, è incredibile come chi parla guardi in modo così serio la scelta universitaria.
magari stampatelo e leggitelo con calma perchè è un pò lunghetto.
Davide
Uno dei momenti più affascinanti per la vita di un giovane è quello della scelta della facoltà universitaria.
Come tutti i momenti di passaggio, si tratta di un momento delicato, che va vissuto seriamente, intensamente, ma anche con la necessaria tranquillità, senza farsi determinare dalla paura di sbagliare.
Mi sento di poter dare un mio pur piccolo contributo con alcune indicazioni di metodo sulla scelta universitaria. Come sempre, vagliate tutto e trattenete quel che vale.
Anche se questo momento è più decisivo (ma nemmeno troppo!) di altri, il metodo per scegliere la facoltà universitaria non può essere qualcosa di diverso dal metodo con cui bisognerebbe vivere ogni istante.
Mi sembra innanzitutto doveroso sottolineare che non si possa parlare di scelta senza porre l’attenzione sul soggetto che è chiamato a scegliere. E il soggetto che sceglie chi è? Un uomo che vive. Sei tu, sono io. Tappe importanti come quella della decisione della facoltà sono grandi occasione per rimettersi coscientemente di fronte alla propria vita e domandarsi che cosa uno attende, che cosa desidera realmente.
Ma cosa c’è in gioco con la mia vita? In gioco c’è la possibilità di diventare uomo adulto. Consapevole. Lieto. Quel che c’è in gioco è la possibilità di diventare quello che si è veramente; di potersi appassionare alla realtà, di poter essere utili al mondo, di costruire, di lasciare un segno positivo di sé, in una sola parola di “generare”. L’uomo ha dentro di sé questa esigenza di compimento, fa parte della sua stessa natura.
Come posso rispondere a questa mia “strana” ed al tempo stesso affascinante natura? Come posso diventare veramente me stesso e utile al mondo? La vita è fatta di incontri, di circostanze. E nel rapporto con la realtà tutta ciascuno “risuona”, viene come più facilmente sollecitato da alcune cose piuttosto che da altre. Nascono degli interessi, che vanno secondo me assecondati, presi sul serio. E’ attraverso degli interessi che io sono come preso per mano dalla realtà e condotto nell’avventura della vita.
La scelta non può essere l’esito di un “pensiero pensato”. Non si tratta cioè di vivere un momento di sospensione dalla realtà sdraiandosi sul letto e, magari fissando il soffitto, cominciando ad immaginarsi come si starebbe bene con il camice da medico, oppure con la toga del magistrato e registrando e valutando le reazioni a questi pensieri. E nemmeno di sfogliare l’album delle figurine di tutte le professioni. La scelta non va compiuta astrattamente. Non va teorizzata. Essendo la vita fatta di incontri e di circostanze, la scelta consisterà piuttosto nell’adesione a qualcosa che nel rapporto con la realtà io intravedo come interessante per me. Uno capisce per cosa è fatto quindi, semplicemente, vivendo circostanze e rapporti. E’ studiando seriamente tutte le materie a scuola, per esempio, con gli strumenti che mi sono dati (parole scritte e parole viventi) che capisco quale sia il mio ambito di interessi.
Quindi mi sembra che impegnandosi con il presente, uno sia come facilitato a capire le indicazioni che la realtà suggerisce anche per il futuro (ad ogni buon conto è nel presente che io voglio esser lieto, non domani, adesso! Ed è questa la ragione ultima per cui devo implicarmi totalmente con il presente, non è in funzione di una scelta che dovrò fare…).
Occorre inoltre, dicevo, assecondare i propri interessi. O il fascino per certe persone incontrate.. Prenderli sul serio, perché possono essere un’indicazione utile per la propria “vocazione”. E considerare i propri “talenti” riconosciuti, le proprie propensioni facilitanti nel rapporto con la realtà.
Impegno con il presente quindi, e con tutto ciò che desta in me interesse.
Poi non essere soli nella scelta. Farsi “accompagnare” da chi, essendo più grande di te, ha già fatto un pezzo di strada in più (occorre un maestro, uno che ti sostenga, che ti corregga, che ti conforti, ma che non si sostituisca a te). Nessuno deve sostituirsi a te nella scelta, che è tua (si tratta della tua vita), ma guai ad essere soli nella scelta (cosi come nella vita tutta!).
Accennavo al fatto che è consistente il rischio di essere determinati dalla paura di sbagliare “strada”. La scelta deve essere formulata in termini positivi, deve contribuire alla realizzazione della mia umanità, della mia vita; devo quindi aderire a qualcosa che intravedo come positivo per me, non devo scegliere scartando delle ipotesi o essendo influenzato dalla paura di una non riuscita. (quando uno incontra una bella donna, è determinato dal desiderio di approfondirne la conoscenza, non dalla paura di non riuscire a comunicare con lei!). Non esiste la scelta giusta o la scelta sbagliata, in astratto. Esisto io che desidero essere felice, e durante il cammino della vita ci sono dei momenti, che sono dati, in cui ad uno sembra di camminare in una “selva oscura”; e quando questo accade devo avere la semplicità di chiedere aiuto (occorre un Virgilio che mi guidi). Devo solo essere leale con me stesso, con le mie esigenze.
Nell’indecisione tra più facoltà occorre un minimo di realismo. Quale mi apre più orizzonti, in quale potrei abbracciare con più facilità una professione che mi faccia sentire utile.
Nota bene 1: gli anni dell’università sono anni decisivi ed interessanti, in quanto uno diventa grande, si affaccia nel mondo degli adulti. L’università è ricca di maestri, di possibilità di incontri significativi. E’ un periodo da vivere quindi intensamente quindi, non da sopportare come scotto per poi intraprendere la carriera che ho sempre sognato!!
Nota bene 2: senza voler minimizzare il dramma. Hanno scelto tutti, sceglierai anche te!! Stai sereno!! Il problema non è tanto quel che andrai a fare, ma che cosa affermi abbracciando quel che andrai a fare, è la scoperta del per cosa vale la pena vivere.
Grazie Davide per essere qui in questo momento ed aver letto questo articolo! Ma ancor più grazie di questo commento, che virtualmente è la tua voce, il tuo “Ci sono anche io!”. So bene che leggono, che guardano, che ascoltano; ci sono persone a me vicine, più vicine di quello che credo e ogni tanto per un loro silenzio (che magari è riservatezza, impegno su altri fronti, incredulità…) me ne dimentico e mi assale il dubbio e la paura di essere solo.
Dunque lascia veramente che io ti ringrazi per questa tua conferma – che se anche non fosse aiuto – è comunque da lodare; perché è appunto la presenza stessa, la verità, la responsabilità con cui affrontiamo la realtà e soprattutto la solidità di alcuni riferimenti (che hanno sempre bisogno di nuovo respiro, di ossigeno) che fanno grandi le persone e regalano loro il pregio di essere ricordate nei cuori, e quindi le rendono un pezzettino più “eterne” e per questo vicine a Cristo.
Buonanotte, un abbraccio.
Ti leggo nell’attesa che sia pronto il ferro da stiro per mettermi a stirare quella montagna di roba e robetta che c’è ma oggi mentre fuori questa pioggerellina fina fina cade neanche fosse il primo di giugno oggi ho voglia di fare questa attività che per gli eventi famigliari appena trascorsi avevo tralasciato oggi questa mi consente invece di meditare un pochino. Vengo a noi:sono felice di questo tuo post perchè in esso leggo l’Andrea determinato che conosco ma sopratutto leggo tra le righe quello che stavo aspettando e mi spiego ,vedo la tua ormai “vocazione” chiarirsi e questo mi fa molto piacere perchè per esperienza sò cosa significhi aprirsi ad una strada con sincerità verso sè stessi avere cioè la lucidità della propria missione e di conseguenza partire per questo “pellegrinaggio” della propria e altrui Vita senza dubbio o rimorso o rimpianto.Quando si decide per una scelta io credo si sia giunti in realtà alla determinazionee alla consapevolezza che si è riusciti a rispondere ad una chiamata.Ora sappi che come mamma sono felice serena un pizzichino orgogliosa di un orgoglio sano della Strada che stai per prendere sappi che non è un viaggio ma come ho già detto prima è un “pellegrinaggio” che quindi non sarai mai solo che la Guida il responsabile sarà sempre al tuo fianco e questo pensa sarà la certezza che ti farà camminare anche nella stanchezza o nei momenti meno facili. Per quanto mi rigurda io potrò affiancarti con l’unico mezzo infallibile che conosco:la preghiera…..”Chiedete e vi sarà dato….” quindi con tutta la mia “insistenza” pregherò ancora perchè ti sia donato Spirito Santo sempre di più per raggiungere le mete preparate per te. Un abbraccio grande.
Ronca mi permetto di lasciare un commento al tuo intervento..
intanto voglio farti i miei auguri e anche i miei complimenti per la scelta che hai preso..certamente nessuno si aspetterebbe da uno “stagnino” del Fermi, che questo diventi un medico.
Forse tu hai avuto il coraggio di cambiare questo pensiero comune, o molto piu semplicemente hai trovato quella via che da tempo cercavi, e di cui mi parlasti un giorno in una conversazione: insomma, hai deciso “cosa fare da grande”.
Per me resta tutt’ora un mistero e penso e spero, che l’estate ormai imminente mi porti consiglio.
Concludendo, volevo solo consigliarti la visione di un film.
Si intitola “Patch Adams”, non so se l hai gia visto, ma è molto bello: in particolare si sofferma sul rapporto medico-paziente, rapporto sul quale ti sei focalizzato anche tu nel tuo post. Spero lo apprezzerai.
Un saluto.
Dice
Ciao Luca ti ringrazio della tua approvazione e del tuo augurio, più che mai utile.
Alla tua affermazione rispondo: non mi attribuire meriti che ancora non ho. Io non ho cambiato il pensiero comune, nonostante non sai quanto mi piacerebbe – e non certo per mia gratificazione – semplicemente mi limito a cercare di non lasciarmi schiacciare dal peso del mondo moderno, che sì è fantastico, ma estremamente difficile. I problemi che ci sono da qui a cinquant’anni fa sono diversi, sono cambiati; è inutile fare una comparazione “di quando si stava meglio”; noi siamo qui e qui siamo tenuti a vivere, non possiamo farci niente se non rimboccarci le maniche.
Eh, beh.. è quello che sto cercando di fare, la mia bussola è soltanto il mio cuore e null’altro; a seguire altre strade ho già avuto conferme sulla mia stessa umilissima pelle di diciannovenne, che non si arriva da nessuna parte, e ora ne porto le cicatrici.
Per la vita, voglio dire basta (in campagna elettorale sembra quasi uno slogan, ma lasciamo perdere) ad un sistema, che non corrisponde alla mia felicità; costi quel che costi (molti sacrifici) almeno otterrò la pace del cuore.
Del resto, da buon sognatore due belle parole mi conquistano, ma non sono quelle (da sole) cambiano il mondo. I fatti, le scelte di cui la nostra vita ha sete, parlano molto di più di qualsiasi discorso. Io sto tentando di seguire questa logica.
Voglio passare per la via stretta, perché di arriare a una meta mediocre con la via larga non mi va.
L’uomo non è fatto per accontentarsi, ricordatelo! Passerò per la via stretta, e ci proverò, se creperò nel tentativo pace.
Attenzione però: non è la logica dell’avaro, “del tutto o niente” è una cosa ben più sottile, che afferma che uno non debba negare a se stesso la felicità solo perché essa comporta una difficoltà per essere ottenuta.
Migliori auguri anche a te Luca, spero davvero che l’estate ti porti consiglio. Tieni presente però che se vuoi una soluzione devi cercarla, non inciamperai su di essa magicamente. Per trovarla non perdere tempo a sfogliare riviste e catologhi di facoltà; quello viene dopo. Guarda dentro te stesso e semplicemenete pensa a cosa ti potrebbe rendere veramente felice nella vita (per me la risposta è contenuta nello stesso articolo…); quando hai trovato la risposta afferrala, assaporala e non avere paura di andarci incontro.
p.s.: Patch Adams l’ho visto già; è utopicamente fantastico.
Ma io adoro le utopie. Esse sono solo una sfida per l’uomo, e un’occasione per sperimentare come esso, da solo, non combinerà mai nulla di buono.
Che Dio ti benedica! …essere un medico (guardando quelli con cui ho a che fare) un bravo medico, pare tutt’altro che semplice. Forse proprio perchè la strada è stata a suo tempo scelta “tanto per fare qualcosa” possibilmente di redditizio… Ma, quando ne incontro uno – di quelli bravi e coscienziosi – lo riconosco da subito, perchè qualcosa dentro di me mi avverte che sono “in buone mani”..
Auguri per tutto!
Ars
Complimenti per il coraggio,tutti sarebbero capaci di assumersi la responsabilità sul funzionamento di un baracchino elettronico o cos’altro, ma su un essere umano è tutta un’altra cosa…
Poi sono convinto che se affronterai una scelta così sentita, nonostante la sua difficoltà, con lo stesso spirito con cui prendi tutte le difficoltà della vita, come per esempio il tanto odiato esame che, nonostante l’innata avversione supererai con ottime valutazioni, allora non sarò più tanto preoccupato di ammalarmi d’ora in poi!
L’unica cosa che ti raccomando è di non perdere di vista MAI le cose che contano davvero, i valori di amore (e amicizia), giustizia, carità, perchè sono e spero saranno sempre ciò che faranno di te una persona migliore; anche quando ci saranno momenti difficili e avrai dei dubbi, quando penserai di essere schiacciato da questa vita frenetica e svuotata, ricordati che puoi sempre berti una birra fresca o fare una passeggiata in montagna coi tuoi amici, anche idealmente, ma potrai farlo sempre.
A presto (giovedì T_T), Lorenzo.
Ou grande Obi!
Ti ringrazio dei complimenti, ogni tanto ci vogliono e di fronte a tutte queste difficoltà non possono che fare bene quando sono detti da un amico sincero come te.
Le tue belle parole sono davvero per me un conforto, e ti rilancio l’invito dicendoti che anche se non ci sentiamo per motivi quali l’esame (non è una gran scusa) e la distanza (menchemeno) ti sentiamo vicino e stiamo progettando una bella vacanzona che si spera metterà nel cassetto dei ricordi della nostra vita una bellissima perla.
Per ora… vorrei citare Rocky che ci accompagna nei nostri viaggi, e farti un augurio affinché anche tu possa passare questo esame con i punti che ti meriti.
E ricordati comunque, che quel punteggio non valuta la persona ma quanto ci è stato simpatico studiare elettronica.
Sei un grande!